martedì 3 ottobre 2017

I parenti 'mericani

Ieri era la festa dei nonni e ho chiamato la mia per farle gli auguri. Ogni anno, da quando è stata istituita questa ricorrenza, fa finta di meravigliarsi che ci ricordiamo di chiamarla. Si finge sorpresa, ma io so che le fa piacere sentirsi festeggiata. Dice che ai suoi tempi il 2 ottobre si festeggiavano gli angeli custodi, non i nonni, ed è evidente che gongola per questa sottile allegoria.

Mi ha raccontato che in casa ha come ospite una nipote 'mericana dell'Australia. Tutti i parenti emigrati all'estero per mia nonna sono 'mericani. In questo caso si tratta della figlia di sua sorella che praticamente non vede da quando è partita per la terra dei canguri, mezzo secolo fa. Lei non la trova una cosa troppo anomala, io non riesco a capacitarmi del fatto che fratelli e sorelle si separino con la certezza di non rivedersi mai più.


venerdì 8 settembre 2017

Padroni e paghette

Stanotte ho fatto un sogno strano. 

Ero in una sorta di ritrovo di giovani comunisti - tra circolo Arci e centro sociale - e questi facevano i gradassi usando parole come lotta di classe, rivoluzione, meritocrazia, padroni. 
Si sprecavano le sigarette, le canne e gli orecchini al naso. 
Piccato, li ho interpellati uno a uno chiedendo che lavoro facessero e come si mantenessero. 
Uno a uno: e tu? e tu?

Esce che uno fa la triennale, a 29 anni. 
Un altro studia cinema e io genitori gli passano un fisso mensile. 
Una è appena tornata da Londra dove ha passato un anno da una famiglia amica dei suoi, medici e Lions. 

Poi mi sono svegliato e sorriso per quanto so essere bacchettone pure nei sogni.

ALERT: tra una rivoluzione e un'altra, non scordiamoci che in Italia è tornato il fascismo, vivo e vegeto, e ci ha sorpresi occupati a indignarci per la pubblicità dei Buondì Motta. Magari evitiamo di fare come l'ultima volta, che lo sappiamo com'è andata a finire.


venerdì 1 settembre 2017

Trent'anni e non sentirli - [Vita e morte delle aragoste]

Antonio e Vincenzo Teapot si frequentano dal liceo, poi diventano coinquilini a Roma negli anni dell'Università, fanno il classico viaggio in Spagna a base di sangria, Licor 43 e botellon, condividono amici e fidanzate, eppure non sanno niente l'uno dell'altro.

Vita e morte delle aragoste, Nicola H. Cosentino

Un po' come Elena Greco e Lila Cerullo, Antonio vede Vincenzo attraverso la lente dell'ammirazione incondizionata ma quest'ultimo non sembra farci caso, impegnato com'è a evitare il fallimento nella vita. Vincenzo (una specie di Palomar calviniano degli anni 2000) è talmente idealizzato da Antonio, che quest'ultimo si compiace pure della sua bellezza.
Fanno parte di una generazione di borghesi senza grossi problemi economici, ma con evidenti difficoltà a interpretare la vita. Nel racconto a ritroso e disordinato della loro amicizia, Antonio, che narra, si ricorda che Dragonstea Din Tei suonava in un preciso momento, che qualcuno possedeva un Nokia 7230, che lui fumava solo Lucky Strike in un dato periodo. Negli anni si passa, con esattezze geografiche e cronologiche, dall'aeroporto di Lamezia Terme a Siviglia, c'è la Sila e Firenze, ci sono le strade di Roma e i viaggi in car sharing e Italo. 

lunedì 17 luglio 2017

La Guarimba ci salverà - Intervista a Giulio Vita

Un Festival esplosivo e rivoluzionario: il cortometraggio e l’arte alla portata di tutti, gratis. Un’impresa che si ripete per il quinto anno consecutivo nonostante l’odissea della burocrazia. La Guarimba, prima di essere un festival internazionale, è il sogno di Giulio Vita, Sara Fratini, Nancy e El Tornillo De Klaus e di centinaia di volontari. 

guarimba festival

Ogni anno ad agosto Amantea (CS) diventa un microcosmo di cortometraggi, illustrazione e confronto grazie a La Guarimba International Film Festival. L’idea folle del collaudato gruppo di esperti e volontari è di portare la gente al cinema e il cinema alla gente, nella terra “dove tutto è possibile”. Abbiamo fatto due chiacchiere con Giulio Vita, vulcanico direttore artistico calabro-venezuelano, per capire come si fa a fare innovazione sociale senza rendersene conto. 

Cosa ci fa un venezuelano in Calabria? 
Sono nato e cresciuto in Venezuela ma le miei radici sono nel Sud Italia. Quando studiavo giornalismo a Caracas, nel 2007, fui arrestato durante una manifestazione contro il governo, torturato e accusato di guarimba, che vuol dire casino. Due anni dopo sono stato sequestrato perciò ho capito che era arrivato il momento di cambiare aria (ride). Mi trasferisco così a Madrid a studiare Cinema e incontro Sara (Fratini, ndr) una bravissima illustratrice, la mia compagna. 

giovedì 15 giugno 2017

L’angelo custode è un trapezista

Un forte odore di trifoglio e rosmarino si spande sul limitare di una giornata rovente: è la fragranza che le stelle cadenti portano nella notte di San Lorenzo fino alle narici dei sette protagonisti dell’ultimo romanzo di Domenico DaraAppunti di meccanica celeste (Nutrimenti), candidato allo Strega 2017 – intenti a esprimere desideri senza esserne troppo convinti. 


Sette anime sperse nel comune reale e insieme immaginario di Girifalco, provincia di Catanzaro, noto solo per il suo manicomio. Lì viveva anche il postino di Breve trattato sulle coincidenze (esordio di Dara e finalista al Calvino 2013) che sbirciava tra le lettere di compaesani e, forte di una innata dote calligrafica, spesso ne modificava il destino. Conosciamo Lulù, il pazzo buono che “suona le foglie” nella perenne attesa della madre che lo porti via dal manicomio; Archidemu il filosofo stoico, turbato a vita dalla sparizione nel nulla di un fratellino e Venanzio, il sarto epicureo che creduto “ricchiuna” sfoga la sua abbondante ars amatoria con tutte le donne del paese, senza mai riuscire ad amarne una; poi ci sono Cuncettina “a sicca”, che vive la sua sterilità come una condanna sociale (acuita attraverso la lente di una non codificata depressione) e il piccolo Angelino “u biondu”, che invece il padre non l’ha mai conosciuto e, come Rosso Malpelo, si attira l’odio e gli scherni dei compaesani per una cioccia di capelli bianca; infine Malarosa, la cattiva, che spende le sue giornate tra le puntate di Beautiful e le maledizioni verso colei che le ha rubato l’unico pretendente della sua vita, Rorò “la venturata”, unico personaggio baciato dal fato che s’immolerà, inconsapevolmente, per la fortuna di qualcun’altra. 

venerdì 28 aprile 2017

Intervista a Chiara Riva: “Lettere, digitale e social vivono bene insieme ”

Fino a tre anni fa non sapeva neanche cosa fosse la calligrafia, ma dopo aver frequentato un corso di type design è rimasta stregata dai caratteri. Così la ventinovenne Chiara Riva ha cominciato ad approfondire la storia di quelle lettere sui tasti dei computer e degli smartphone e in un anno ha seguito oltre dieci corsi di scrittura. “La calligrafia è diventata subito come una droga, non ne avevo mai abbastanza”. Formazione da graphic designer ha sempre lavorato in agenzia o come freelance. 

chiara riva
(Fonte: Profilo Facebook di Chiara Riva)
Aspetti caratteriali. “Mi piace moltissimo usare il digitale per fare calligrafia. Sempre più strumenti, l’Apple pencil per esempio, permettono di fare quasi le stesse cose che si farebbero a mano sulla carta. Una cosa non esclude l’altra: io continuo a lavorare sia analogicamente che in digitale, spesso intrecciando le tecniche”. Non ha una lettera preferita, ma le piace molto lo stile Italico e adora il brush pen, una via di mezzo tra un pennello a punta tonda e un pennarello: “Mi piace forse per la sua imprevedibilità, perché il segno varia molto in base alla pressione e alla posizione della mano. Certo se sbagli devi ricominciare da capo!” 

giovedì 6 aprile 2017

Paola Arena, Pimp My Mag. Pezzi unici (ma in serie)

Dietro al progetto Pimp My Mag si nasconde la lametina Paola Arena, artista autodidatta che pimpa le copertine e le pagine delle riviste di moda coi suoi UniPosca. Nessuna fissa dimora ma tante idee e progetti in cantiere. Si esibirà in una performance live al MANI Festival di Catanzaro l’8 e il 9 aprile.


In un anno e mezzo l’artista Paola Arena ha pimpato centinaia di copertine di magazine di moda, dando vita al suo progetto Pimp My Mag. Un bagliore improvviso in un periodo d’incertezze, qualche viaggio e ora i suoi artwork prendono vita spontaneamente tra le sue mani. Il suo progetto è insieme un modo di fare arte che sfugge alle etichette, una forma innovativa di riciclo creativo e una costante battaglia contro la dicotomia tra cultura alta e bassa. Ospite al Mani Festival, nella sua live performance dipingerà su un supporto di circa 1,50 mt con  pennelli e colori acrilici.

Che formazione hai alle spalle?
Ho studiato Comunicazione, indirizzo Sociologia dei Consumi, Fashion Marketing e Styling e Editing per la Moda. Ho lavorato come Graphic Designer, Social Media Manager e Fashion Stylist. Disegno da sempre, forse per emulazione di mio nonno, pittore, ma non ho frequentato scuole d’arte.

Vivi tra Lamezia Terme, tua città natale, e Roma: hai intenzione di fermarti prima o poi?
Vivo in pianta stabile a Lamezia da febbraio ma alterno lunghissime soste romane. Onestamente non sono certa di essere tornata per rimanere.